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Carne mia - Roberto Alajmo

by - 10:37

È verità universalmente riconosciuta che la narrativa di Roberto Alajmo sia percorsa da una sottile linea rossa di sangue: da Cuore di Madre, passando per È stato il figlio, fino all'ultima fatica romanzesca, Carne Mia, essa serpeggia e si annoda inestricabilmente tra le pagine. Una linea di sangue che però non è soltanto sinonimo di delittuosità, ma innanzitutto idea di legame, ancestrale ed eterno.



Carne mia

di Roberto Alajmo

Sellerio

Collana: Il contesto.
Pagine: 296.
Prezzo: 16 €
Data di pubblicazione: 29 settembre 2016.

Con Carne Mia torniamo alla realtà delle periferie palermitane, che in fondo topograficamente parlando, tanto periferiche non sono: in questo caso siamo nel quartiere popolare di Borgo Vecchio, un microcosmo autonomo che si estende subito alle spalle della Palermo bene con il suo "salotto cittadino" di via della Libertà. Come in ogni realtà autarchica, forse nella fattispecie siciliana, che si rispetti, ogni cosa e ogni persona nel Borgo ha un proprio posto e un proprio ruolo, la cui immutabilità è scritta sulla pietra. Certo, a meno che qualcuno questa pietra prima o poi non la distrugga. E così troviamo la piazza, il bar, la "carnezzeria" del signor Pino prima e del «figlio del signor Pino» poi, la bancarella abusiva di frutta di Calogero Montana prima, e dei figli Enzo e Franco poi. È interessante per altro notare come il passaggio di testimone da una generazione all'altra finisca sempre per essere sancito da un'azione delittuosa che determina la fine dell'una e l'inizio dell'altra. 
Ma facciamo un passo indietro.
La vicenda ha inizio quando ad un certo punto, in una notte imprecisata degli anni Novanta, Calogero Montana non fa più ritorno a casa. Vane e nemmeno troppo concitate sono le ricerche. Si chiede nel quartiere, ma se il quartiere non sa, c'è poco da fare. Anzi una cosa da fare c'è, non pensarci più:
- Fra', tu a tuo padre meglio che non ci pensi più.- È mio padre. Non ci devo pensare? Che significa?- Significa che ci devi pensare solo dentro di te. Fattelo spiegare da tua madre, che è una brava donna.Non c'è bisogno di altre parole. Si salutano baciandosi su entrambe le guance. 
È così che la moglie di Calogero, Carmela, con quella concretezza commerciale che la dominazione araba ha lasciato nel suo sangue siciliano, capisce che l'unica cosa da fare è mandare avanti la baracca, grazie all'aiuto dei due figli opportunamente ritirati da scuola per tale proposito: Enzo, il maggiore, e Franco, il minore. I due non potrebbero essere più differenti: Franco ha ben chiaro il ruolo che il mondo sembra avergli consegnato, quello di pater familias, e porta avanti con la maggiore volontà e intraprendenza possibile i propri compiti; Enzo invece è svogliato, quel poco che fa, lo fa male, e va ben presto a ritagliarsi il ruolo di nullafacenza che più naturalmente gli si addice. 
Se non fosse che ad un certo punto incontra una ragazza, Ivana, che trasforma questa nullafacenza in parassitismo vero e proprio, per lei e per lui. Da lì tutto diventa una spirale discendente: la droga, i soldi che magicamente scompaiono dal cassetto dei risparmi, un figlio, il piccolo Calò, gli abusi; ma tutto si sopporta, perché Enzo è «sangue tuo. Carne tua». Fino al punto di non ritorno, all'allontanamento, ad una nuova, apparente, vita in un nuovo Sud del mondo.

Le famiglie disfunzionali di Roberto Alajmo agiscono sempre al limitare di una moderna tragedia greca: i padri scompaiono senza che vengano fatte troppe domande; le madri sono soggetto e oggetto d'amore e protezione inestinguibili e silenziosi, pur nell'atrocità delle azioni commesse; le colpe dei padri ricadono sempre sui figli; le Erinni animano i pensieri più foschi. Eppure nulla sembra essere lontano da ciò che conosciamo. La famiglia Montana si materializza davanti ai nostri occhi grazie allo sguardo dello scrittore, che ne sa cogliere ogni terribile e infelice normalità, e ce la restituisce, come una fiaba dalle tinte scure, la cui morale finale, a ben vedere, è tutto meno che consolatoria.
Forse scoverà una ragazza disposta a sposarlo, a fargli un figlio, e assieme a loro potrà essere infelice senza troppi picchi di disperazione. Come tutti. Come tutte le generazioni che di padre in figlio si tramandano il lascito di un'infelicità almeno ammissibile.

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